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La
varicella è causata da un virus della famiglia degli herpesvirus.
Dopo una incubazione di 14-15 giorni (eccezionalmente 20) si manifesta con
un esantema pruriginoso, vescicolare ("con l'acqua dentro") e
generalizzato.
Vi può essere grande variabilità nel numero delle vescicole
(da poche unità a oltre 500), nella presenza di sintomi e segni (febbre
assente o febbre alta), di complicanze.
Pur essendo infatti la varicella malattia benigna nei soggetti sani, immunocompetenti,
talora può generare o favorire diverse complicanze; tra esse ricordiamo
la polmonite, l'encefalite, la neurite, l'artrite, la glomerulonefrite,
l'impetigine cutanea (da sovrainfezione batterica delle vescicole).
Dopo l'infezione il virus non viene mai eliminato: persiste in forma latente
nei gangli delle radici dorsali: si può riattivare in occasione di
stati di debilitazione dando luogo a lesioni a grappolo di tipo vescicolare
nella regione cutanea corrispondente all'innervazione (il cosiddetto "fuoco
di sant'Antonio" o Herpes zoster).
Dopo lo zoster si può verificare (raramente nel bambino, più
facilmente nell'adulto) una nevralgia dolorosissima per mesi.
Se la mamma contrae la varicella nel primo o secondo trimestre di gravidanza
vi possono essere gravi conseguenze per il nascituro.
Se la contrae in prossimità del parto (da 5 giorni prima a 2 giorni
dopo) si può verificare una grave forma di varicella neonatale.
Anche se la mamma ha fatto in passato la varicella, i neonati non sono immuni
(infatti gli anticorpi non proteggono contro la varicella contro la quale
agiscono altri sistemi che non oltrepassano la barriera della placenta).
Questo distingue la malattia da tante altre per cui fino a 3 mesi il lattante
è più o meno protetto.
L'immunità conseguente alla infezione è permanente: sono eccezionali
le reinfezioni.
La contagiosità va da uno o due giorni prima dell'esantema fino al
momento, variabile, in cui tutte le croste sono secche e scure.
Contro la varicella esistono farmaci anti virali ma il loro uso routinario
, anche in soggetti sani, immunocompetenti, non è raccomandato. Meglio
controllare il prurito con talco mentolato e antistaminici. Ai bibmbi più
grandi spieghiamo che è meglio non grattarsi perché possono
residuare antiestetiche cicatrici.
Non usare mai l'aspirina per controllare la febbre in caso di varicella
ma solo il paracetamolo.
Contro la varicella esiste un valido vaccino. Poiché la malattia
è benigna non si è finora consigliato il suo uso estensivo
nei bambini. Più importante negli adulti ove la malattia decorre
con maggiore severità.
Gli effetti collaterali sono minimi e compresi tra il 5 e il 35% dei casi.
Trattasi comunque di un vaccino a virus vivo e quindi va usato con cautela
ascoltando il proprio curante.
Col vaccino, inoltre, è possibile prevenire o attenuare la varicella
anche se il contagio è già avvenuto: basta vaccinare il soggetto
entro 72 ore dall'esposizione. Allo stato attuale si pensa che, nei bimbi,
una dose di vaccino basti a garantire l'immunità per tutta la vita.
Nell'adulto se ne raccomandano due a distanza di un mese ma gli studi sullo
schema di somministrazione più idoneo sono ancora in corso e potranno
arrivare a conclusioni differenti in futuro.
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