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LO SVILUPPO DEL BAMBINO

Da un punto di vista pediatrico si distinguono nell'infanzia tre fasi. La prima infanzia (fino a 3 anni), la seconda infanzia (fino a 6 anni), la terza infanzia (fino a 12 anni).

Prima infanzia. 0-3 anni

Povero neonato: se guarda lontano tutto gli appare confuso. I suoi occhi non hanno ancora la capacità di focalizzare un oggetto a grande distanza, non lavorano all'unisono e capita che uno ruoti fuori dalla linea dell'altro provocando il cosiddetto "strabismo neonatale": questo fenomeno però non deve preoccupare, perché scompare nelle successive settimane di vita, quando si sviluppa la prima visione binoculare e si rafforzano i muscoli che muovono e coordinano l'orientamento degli occhi.

Già nel secondo mese di vita il lattante (si definisce neonato solo il bimbo nel primo mese di vita, lattante fino al dodicesimo) inizia a sorridere e ad emettere dei suoni.
La sua vista comincia a consentirgli di distinguere i colori e di avere una visione più distinta (infatti si sviluppano i fotorecettori retinici a ciò deputati: i coni).
Nel terzo mese il bimbo riconosce il genitore che lo accudisce; egli ride, grida e osserva le proprie mani.
E' qui che si manifesta la comparsa del primo sorriso rivolto a un oggetto o, più probabilmente, un volto, che gli sia posto frontalmente. Questa è la prima vera fase relazionale: non più sorriso o soddisfazione legate a un benessere interno, viscerale ma legati a fattori puramente esterni e relazionali.
Nel quarto mese si mostra eccitato al momento di mangiare e cerca di prendere e portare alla bocca gli oggetti. Al quinto mese il lattante (che ha ormai duplicato il peso della nascita) compie ulteriori passi in avanti nella dinamica relazionale: riconosce le voci familiari, afferra oggetti e se li fa passare da una mano all'altra, preferisce i genitori agli estranei, sorride alla propria immagine riflessa nello specchio.
Intorno ai 6 mesi erompe il primo dente (una supplementazione di fluoro è necessaria nella quasi totalità d'Italia perché questo elemento è poco presente nelle acque e nei terreni della maggior parte del nostro Paese) e tra i 6 e i 7 viene acquisita la postura seduta.
A 8-9 mesi spesso si hanno reazioni di angoscia di fronte a immagini che non siano quelle genitoriali (segno di una strutturazione del rapporto affettivo col mondo esterno). Ciò spiega come mai gli inserimenti precoci all'asilo nido (5-6 mesi di vita) non siano di regola problematici, specie se paragonati ad inserimenti più tardivi in cui il bimbo avverte di più il distacco.
Sempre a 8-9 mesi i bimbi iniziano a gattonare ma questa non è una tappa obbligatoria e molti cammineranno senza essere passati attraverso questa fase intermedia (l'opinione dello scrivente è che l'uso del girello ritardi leggermente l'acquisizione della deambulazione autonoma) .

Intorno all'anno il bimbo (che ha di solito acquisito la capacità di deambulare autonomamente, che ha una autonomia nella masticazione -mediamente, pur con le dovute eccezioni, ha 6 denti-, che ha triplicato il peso della nascita) sviluppa importanti tendenze esplorative circa l'ambiente esterno.
Anche la verbalità migliora: a 12 mesi tre o quattro parole sono la media. Il NO risulta più utile del SI' in quanto consente di comprendere le raccomandazioni genitoriali.
La variabilità delle diverse tappe può comunque essere davvero notevole: esistono bimbi che nascono coi denti e altri che non ne hanno uno a 12 mesi, bambini che camminano a 10 mesi e altri che non muovono un passo a 14. bimbi che a 10 mesi dicono 7-8 parole ed altri che non ne dicono una a 15 mesi.
Anche la continenza sfinterica può essere raggiunta ad età differenti. Di solito, a parte situazioni sporadiche, essa è raggiunta, anche di notte, entro i tre anni. L'incontinenza urinaria notturna (enuresi) è parafisiologica per le femmine fino a 5 anni e mezzo, per i maschi fino a 6 anni.
Anche il bambino comprende che i genitori iniziano a un certo punto a pretendere che non sporchi; pertanto non bisogna eccedere in atteggiamenti colpevolizzanti nei confronti dei bimbi che non sono in grado di far fronte a ciò: potrebbe tradursi in atteggiamenti inibitori o di controllo.

Le ricerche più moderne dimostrano che, aldifuori del periodo dell'allattamento al seno (di solito non oltre i 12 mesi, periodo oltre il quale non vi è di norma vantaggio biologico del latte materno), vi è una sostanziale intercambiabilità delle figure genitoriali e il prevalere di una rispetto all'altra dipende più che altro da fattori culturali.
Ormai la struttura sociale sta cambiando. Un tempo era impensabile che il padre, contadino, cambiasse le fasce al pupo per cui a ciò era delegata la donna (che accudiva la casa e non lavorava). Con la rivoluzione industriale la situazione ha iniziato lentamente a modificarsi (anche le donne potevano trovare una occupazione fuori casa e, con l'inurbamento e col venir meno del modello patriarcale contadino, scemava anche la possibilità di usufruire dell'aiuto dei nonni ).
E' chiaro, però, che è stato soprattutto negli ultimi anni che si sono sviluppati nuovi modelli familiari di cui tutti (tranne, credo a giudicare dalle statistiche, i magistrati al momento dell'affidamento) abbiamo percezione: non sono poi più così rare, col boom del settore terziario, le famiglie in cui è il padre a restare in casa (ad esempio perché libero professionista con ufficio in casa) mentre è la madre a lavorare fuori.
Negli ambulatori pediatrici aumentano i bambini portati dai padri.

Personalmente mi sono soffermato spesso a pensare a una famiglia di mia conoscenza in cui questa inversione dei ruoli è clamorosa (di fatto, per contingenza sociale e lavorativa e non per cattiva volontà materna è il padre che, dai pochi mesi di vita della figlia, ha sempre accudito la piccola, che non andava al nido, l'ha sempre portata alla scuola materna e le ha sempre fatto la pappa).
La cosa, però, che più mi lascia perplesso è che sono arcisicuro che in caso, Dio non voglia, di separazione dei coniugi di questa finora felice famiglia, il magistrato non terrebbe in considerazione niente di tutto ciò e, come tante persone si sono sentite dire, non entrerebbe nel merito data la tenera età della piccola (come si legge spesso sulle sentenze e sui provvedimenti) affidandola comunque alla madre e rompendo quell'assetto di consolidata abitudinarietà tante volte addotto a motivazione contraria all'inversione dell'affido. Ma è scientifico questo atteggiamento? E allora una domanda mi sorge spontanea: è davvero la laurea in legge lo strumento ideale per disquisire e valutare l'interesse del minore? E' questa, già al momento dell'udienza presidenziale, quando non si hanno altri strumenti, la garanzia di competenza e sensibilità necessarie per valutazioni di merito così delicate?
Sul discorso della tenera età ci sarebbe poi molto da dire: esso riflette un atteggiamento emotivo da uomo della strada che esula da valutazioni di merito (ho visto bimbi affidati a madri con problemi di droga o psichiatrici a fronte di padri assolutamente equilibrati e ben relazionanti coi figli).
L'affido congiunto è relegato a percentuali da prefisso telefonico con la motivazione che l'eccessiva conflittualità lo renderebbe ingestibile e quindi deve indurre all'affido monogenitoriale (leggi materno).
Stabilito che aldifuori del periodo dell'allattamento al seno il prevalere di una figura genitoriale sull'altra è legata a stereotipi culturali, ci si domanda se non sia invece il caso che il magistrato entri più incisivamente nel merito proprio nel caso dell'affido di bambini piccoli, che sono infatti quelli più indifesi e alla mercè di genitori inidonei o comunque con scarse attitudini genitoriali. Chi è maggiormente in grado di difendersi dalle violenze psicologiche genitoriali, un ragazzo di 15 anni o un bambino di 2? Chi dev'essere maggiormente tutelato?
Chi ha maggiormente bisogno di un genitore più equilibrato? La risposta è ovvia e condivisibile. Tranne che nelle aule giudiziarie italiane ove il concetto di violenza psicologica ed alienazione genitoriale stenta ad affermarsi come documentato in modo incontrovertibile dalle statistiche di affidamento. Eppure dai 24-30 mesi la suscettibilità alla manipolazione e alla alienazione genitoriale (PAS = Parental Alienation Syndrome) aumenta in modo esponenziale fino agli 8-9 anni, allorquando si stabilizza su un plateau fino ai 15-16 anni.
Quando ormai il danno è fatto.

Seconda infanzia: 3-6 anni.

A partire dai tre anni la crescita staturale si posiziona mediamente sui cinque-sette centimetri all'anno e tale rimarrà fino all'accelerazione immediatamente pre-puberale (quando sarà di 12-18 centimetri nei dodici mesi).
La dentatura decidua si completa normalmente entro i 30-36 mesi (20 denti, senza premolari!!)
e i primi permanenti compaiono intorno ai 6 anni (o gli incisivi mediali o i molari).
Adenoidi e tonsille, tessuto linfatico, tendono ad aumentare di volume fino ai 6-7 anni e possono creare problemi di natura infettiva o, più semplicemente, ostruttiva.
A cinque anni l'80% dei bambini ha il controllo minzionale notturno, il 98% quello diurno; i disturbi del sonno continuano: il bimbo può comparire sveglio e ammiccante nella camera dei genitori parecchie ore dopo che questi sono andati a letto; fermezza e coerenza contribuiranno a risolvere il problema. Spesso la nascita di un fratellino indurrà la comparsa di fenomeni regressivi (incontinenza notturna, richiesta del ciuccio ecc.): sarà importante non drammatizzare, cercare di coinvolgerlo nelle cure al nuovo arrivato (fonte di un forte senso di rivalità) e ritagliare degli spazi esclusivi per lui.

In questo periodo vi è una crescente socializzazione con gli altri bambini mentre la supervisione diretta dei genitori diminuisce e l'occasione di infortuni aumenta (cadute,annegamento,investimenti, avvelenamenti).
Con la frequenza delle comunità infantili aumenterà l'incidenza delle malattie (dagli esantemi infettivi alle otiti medie da Haemophilus o Pneumococco): di solito fino a 5 o 6 terapie antibiotiche motivate nei 12 mesi sono ancora nei limiti della accettabilità.

Da un punto di vista psicologico ricordiamo che poco prima dei tre anni la tematiche sessuali entrano nella vita del bambino. Perché c'è differenza tra i sessi? Come nascono i bambini? In questa fase di scoperta la manipolazione dei genitali può essere frequente e a volte, specie in pubblico, ...imbarazzante.
Quello che prima era una differenziazione esteriore (le femmine hanno i capelli lunghi e la gonna), diventa ora una constatazione di una autentica e profonda differenza di genere.
Quando scopre che la femmina non ha il pene, il maschio pensa che lo possa avere perduto. Inizia poi a localizzare l'origine della sua vita nel ventre materno (la pancia della mamma).
Inoltre il bambino viene attratto dal genitore di sesso opposto ma si sente ostacolato dal possesso di questi dal genitore del suo stesso sesso (l'insieme di questi sentimenti, in parte amorosi, in parte ostili, rappresenta sinteticamente il complesso edipico).
Dopo un periodo di competizione affettiva col genitore dello stesso sesso (maschio col padre e femmina con la madre), il bimbo pone termine alla situazione di sofferenza rinunciando e identificandosi definitivamente col genitore dello stesso sesso.
Questo dovrebbe rendere, insieme a ovvi fattori culturali che già portano all'identificazione nel genere maschile per il maschio e femminile per la femmina , ad un meno difficile affidamento dei figli maschi al padre ma, di fatto, le statistiche non rilevano differenze significative secondo il sesso dei figli a dimostrazione che i presupposti scientifici trovano scarsa ospitalità presso i tribunali. Ciò può essere ulteriore fonte di danno e sofferenza per i figli maschi.

Terza infanzia. 6-12 anni

In questo periodo il bambino si avvicina o raggiunge l'adolescenza : l'accrescimento è regolare fino allo "spurt" prepuberale (le ghiandole sessuali inizieranno a produrre ormoni, fenomeno preannunciato da una aumentata increzione ad opera delle surrenali-"adrenarca").
L'apparato visivo raggiunge la sua maturazione (e conseguentemente il visus il suo optimum) intorno ai 6 anni.
L'apparato scheletrico degli arti finisce la maturazione strutturale intorno ai 7 anni (di qui in poi si allungherà semplicemente, senza più rotazioni o modifiche di rapporti interossei o articolari). Inizia ad affiorare più frequentemente un problema, specie negli individui di sesso femminile: la scoliosi (malattia organica) o i più frequenti semplici atteggiamenti scoliotici (correggibili con l'esercizio fisico).
Anche le affezioni respiratorie passano in secondo piano mentre iniziano ad affermarsi percentualmente , soprattutto in quadri familiari disfunzionali, i disturbi di natura psicosomatica (specie i disturbi gastrointestinali come i dolori addominali ricorrenti o quelli respiratori simil asmatici).
Il bambino, comunque, tende verso una maggiore indipendenza dalla famiglia, vitalità fisica ed energia crescente lo pongono spesso in contrasto con l'autorità costituita (le regole della scuola o dei genitori) anche se in questa fase egli cerca di piacere agli altri che considera buoni o cattivi in base alla funzionalità rispetto agli scopi che egli si propone.
Scarse sono le esperienze e le esplorazioni dell'altro sesso: i compagni del medesimo sesso restano i più importanti.

In questo periodo si affermano i disturbi legati all'ansia da separazione dalle figure genitoriali o dai luoghi noti (comunque potenzialmente presenti fin dall'età prescolare).
Essi possono arrivare al rifiuto di andare a scuola, alle crisi di panico, alla limitazione delle attività o dei viaggi.
Sulla base di ciò si può, con un minimo di buon senso, intuire il danno catastrofico derivante dalla separazione dei genitori. Pertanto il giudice dovrebbe sempre valutare a momento dell'affidamento chi dei due genitori è in grado, con una maggior consapevolezza, con un più maturo equilibrio, di mantenere inalterati i ritmi di vita e le certezze del figlio. Di non strumentalizzarlo a fini economici.
La realtà nella pratica è diversa: il giudizio arriva anni dopo l'inizio del procedimento (per chi se lo può permettere, dati i costi: ulteriore dimostrazione che la Legge non è proprio uguale per tutti) e, a questo punto, la cristallizzazione di una situazione anche non ottimale, anche ottenuta con la violenza (leggi bambino rapito dalla famiglia di uno dei genitori) diventa comodo pretesto per lasciare le cose come sono. L'inerzia e il timore (ostentato ma non si sa quanto realmente sentito) di creare dei sommovimenti psicologici prevalgono sulla necessità di destrutturare una situazione nociva per il bambino.


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